Prevenzione, formazione e dispositivi salvavita:
I NUMERI
In Italia, ogni anno circa 41 bambini perdono la vita per annegamento, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta di una tragedia che rappresenta circa il 12,5% del totale delle morti per annegamento, che complessivamente si aggirano intorno ai 328 casi annuali. Le fasce d’età più colpite sono quelle tra 1 e 4 anni, dove la curiosità e la mobilità dei più piccoli non sono ancora accompagnate da capacità motorie o di nuoto adeguate. Anche gli adolescenti, spesso spinti da comportamenti a rischio o da una sopravvalutazione delle proprie capacità, rappresentano una percentuale elevata: il 53,4% degli annegamenti under 20 riguarda proprio questa fascia.
LE CAUSE
Le cause principali sono la mancanza di sorveglianza e la scarsa capacità natatoria, unite a incidenti come cadute accidentali o l’accesso a zone d’acqua troppo profonde. Per questo motivo, la prevenzione deve passare da una maggiore attenzione degli adulti, da percorsi educativi al nuoto fin dai primi anni di vita e, soprattutto, dalla diffusione di competenze salvavita.
GLI STRUMENTI
Diventa quindi fondamentale promuovere corsi di rianimazione cardiopolmonare (RCP-PBLSD), anche in versione pediatrica, perché le manovre su un bambino sono diverse da quelle per un adulto, come è diversa l’anatomia e la fisiologia, e variano da età ad età.
Oltre alla formazione nella rianimazione specifica pediatrica, è cruciale garantire la presenza di defibrillatori che possano erogare una scarica adeguata anche ai più piccoli: molti dispositivi presenti nei luoghi pubblici, infatti ancora oggi, sono solo per gli adulti.
Fortunatamente, oggi la presenza di defibrillatori è obbligatoria in tutte le capitanerie di porto e rappresenta uno standard imprescindibile nelle piscine aperte al pubblico, dove deve essere sempre presente personale formato. Solo così si potrà sperare di ridurre a zero gli incidenti gravi o fatali in acqua.
E’ quindi importante, dove ci sono bambini, fare attenzione al tipo di defibrillatore in dotazione allo stabilimento, piscina, parco acquatico, ed alla sua capacità di essere utilizzato anche in ambito pediatrico.
waterwatch: campagna USA di sensibilizzazione
Defibrillatore pediatrico: le 3 informazioni preziose da conoscere prima di acquistarlo.
L’arresto “cardiorespiratorio pediatrico” per fortuna è un evento raro, ma non impossibile, e con l’avvento della ” Legge Mulè” si è reso obbligatorio sempre di più l’acquisto di in defibrillatore per ogni scuola, centro sportivo, stabilimento balneare (che comunque già lo dovrebbero avere tutti), comunità con bambini presenti. Tutti questi soggetti quindi saranno obbligati a dover pianificare l’acquisto di un defibrillatore adulto-pediatrico, e la formazione P-BLSD del personale, in modo che “…entro 3-4 minuti ci sia personale in grado di iniziare un massaggio cardiaco ed applicare le piastre del DAE (dae: defibrillatore semiautomatico esterno ad uso di chiunque abbia fatto un corso o guidato dal 112/118)”.
La norma è chiara e non lascia spazi a dubbi o interpretazioni: ma come orientarsi nell’acquisto del defibrillatore ? Come comportarsi se il DAE del nostro stabilimento non è predisposto anche per il pediatrico? A queste ed ad altre domande, risponderemo con puntuale attenzione, come merita la delicata tematica, in questo articolo.
Diversi modelli DAE Pediatrici
Bisogna sapere che al momento i defibrillatori non hanno tutti la possibilità di avere la “scarica pediatrica attenuata”, ovvero avere a disposizione un dispositivo che modifica la scarica a seconda che la vittima sia un bambino o un adulto. Normalmente i DAE solo per adulto, erogano una scarica che parte da 150 joule (unità di misura che nei DAE indica la quantità di energia erogata), ed in alcuni dispositivi meno moderni rimane sempre la stessa (150 joule), invece in altri più performanti diventa incrementale, ovvero aumenta l’intensità della scarica, per fronteggiare un “ritmo maligno cardiaco resistente” o per comunque dare maggiori chanchealla vittima. Gli ultimi DAE addirittura arrivano ad incrementare la scarica fino a “360 joule”, fornendo la migliore terapia elettrica possibile alla vittima. Nel caso pediatrico è resa obbligatoria una “scarica attenuata”che normalmente è ridotta a 50-75 joule. Alcuni DAE di nuova generazione addirittura scendono a 35 joule con impostazioni modificabili massimo fino a 90 joule, permettendo la migliore scarica anche a bambini di età molto piccola. La normativa ovviamente nel caso del bambino, ha consentito la commercializzazione di 3 tipologie di attenuatori pediatrici:
1- la piastra pediatrica: ovvero si acquistano delle piastre a parte che nel caso di un soccorso con un bambino fino a 7 anni potrà essere utilizzata, sostituendo in toto le piastre nel DAE al momento dell’utilizzo nel caso la vittima fosse un bambino.
piastre pediatriche accessorie
2- l’attenuatore pediatrico: ovvero una chiave che si inserisce in una fessura e – utilizzando le stesse piastre dell’adulto- permette al DAE di portare la scarica da 150 a 50/75 joule, se ci troviamo di fronte ad un bambino in arresto cardiaco.
Attenuatore pediatrico nel DAE
3- il “selettore” pediatrico: ovvero le piastre sono uniche (sia per adulto che bambino) e premendo o facendo slittare (a seconda dei DAE) questo interruttore, si modifica la scarica da adulto a bambino e viceversa.
Il consiglio che posso dare a chi sta leggendo questo articolo, è di acquistare sempre un DAE con possibilità di salvare anche la vita di un bambino verificando se questo è attuabile acquistando le piastre pediatriche, e questo anche se nel luogo dove si intende posizionarlo non ci sono bambini. E’ capitato che venga richiesto il DAE presente in un ufficio, per usarlo con un bambino “della porta accanto”, o che passava davanti a quel determinato posto. Infatti non è a caso che la normativa vigente preveda la “denuncia del possesso del DAE” al 118 regionale, proprio per poter – in caso di urgente bisogno- dare indicazioni a chi sta effettuando un soccorso su dove andare a prendere il DAE più vicino.
Selettore pediatrico con piastre uniche per tutti
I consigli quindi sono 3:
1- acquistare sempre un Dae anche pediatrico con una delle tre modalità sopra descritte: il costo non cambia di molto e potremo fare la differenza.
2 – in caso di “pianificazione acquisto”, cercate un DAE di ultima generazione (ovvero il cui brevetto è stato registrato ultimamente e quindi con una tecnologia avanzata), per avere le migliori possibilità di aiutare a salvare una vita. Ricordarsi una volta acquistato di denunciarlo al 118.
3- nel momento in cui frequentate un corso (solo accreditato al 118 regionale altrimenti non ha valore legale) preferite anche l’inserimento delle manovre pediatriche e l’abilitazione all’uso del DAE per bambini; questo non solo sarà utile a livello di “impatto sociale” e di progetto WELFARE, ma lavorerà sul triplo impatto: quello personale, quello professionale e quello sociale.
CONCLUSIONI
Concludo questo articolo con due consigli utili:
1- se devo soccorrere un bambino ed ho a disposizione un DAE solo per adulti cosa devo fare?”. La RISPOSTA è semplice: la normativa prevede solo in questo caso, l’utilizzo del DAE per adulto su un bambino, a patto che NON ci siano piastre pediatriche, attenuatore o selettore. Meglio una “scarica inappropriata” che nulla; ma ATTENZIONE a verificare che nella borsa dal DAE o nella “teca portaDAE”, non vi sia uno dei tre accessori di cui sopra, perché è ovvio che i DAE pediatrici sono raccomandati sempre dove ci può essere un bambino.
2- verificate che nel vostro stabilimento questa estate ci sia un defibrillatore anche pediatrico e personale formato: è obbligo di legge e senza DAE lo stabilimento non è in regola.
Speriamo che sempre più persone possano partecipare a corsi P-BLSD nella propria azienda, città , comunità, e che sempre più cittadini abbiano queste informazioni per usare il defibrillatore giusto , nei modi giusti e nei tempi giusti … per poter salvare più vite umane possibili.







